Vacanza Culturale in Uzbekistan

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Uzbekistan? Perché no? La Repubblica dell’Uzbekistan racchiude importanti tesori e architteture risalenti al periodo in cui essa rappresentava il fulcro del commercio lungo la Via della Seta, tra la Cina e l’Europa. Accertato che comunque esso è un Paese sicuro, ora bisogna darne il giusto riconoscimento artistico e culturale. Come è stato ampiamente documentato, un viaggio di dieci giorni in questa magica terra risulta più che sufficiente per assaporare e calarsi al cento per cento nella cultura locale.

I confini del Paese sono il Kazakhstan, il Kyrgystan, il Tajikistan, l’Afghanistan e il Turkmenistan. Prima di diventare una Repubblica, l’Uzbekistan faceva parte dell’Unione Sovietica e nel Medioevo fu un importante crocevia per il commercio della seta. Ancora oggi esso è un fornitore internazionale di cotone e seta, ma non bisogna assolutamente dimenticarne le bellezze storico-culturali.

Tashkent, la capitale

Nella capitale ci sono diversi luoghi da visitare. I più affascinanti selezionati sono il Mausoleo di Zaynudin Bobo, la Madrasa Kukeldash, il Museo di Amir Timur e il bazar Chorsu. Per conoscenza, una madrasa è una sorta di college per studi superiori e avanzati in Islam, mentre il bazar Chorsu è il mercato locale situato a pochi metri dalla madrasa stessa.

Oltre a questi edifici ve ne sono di altri appartenenti alla minoranza degli ortodossi e cattolici. Così, se lo voleste, potreste visitare anche le Cattedrali del Sacro Cuore e dell’Assunzione della Vergine.

Per quanto riguarda la figura di Amir Timur, forse vi suonerà meglio all’orecchio l’appellativo con cui questo leggendario conquistatore era solitamente chiamato: il Tamerlano. Egli fu un generale e imperatore durante il 1300 e, oltre alla prodezza nelle sue imprese, dimostrò anche lungimiranza e sensibilità intellettiva verso lo sviluppo e la crescita delle scienze, delle culture, delle architetture e delle belle arti. Infatti, sotto il suo mandato, il paese attraversò il cosiddetto Rinascimento di Timur.

Kokand

Conosciuta come città dei venti o città dei cinghiali, Kokand conserva il meraviglioso palazzo di Khudayar Khan, costruito tra il 1863 e il 1873. Oggigiorno solo diciannove stanze delle centotredici originarie rimangono ancora intatte. Le decorazioni all’interno del palazzo sono tutte eseguite in maioliche e mosaici e sono, senza ombra di dubbio, magnifiche. I colori brillanti e appena restaurati trasmettono davvero il senso della pura bellezza.

Samarkanda

Forse è questa la città più conosciuta del Paese, entrata nel 2001 nella lista dei siti del patrimonio artistico mondiale dell’UNESCO. Attorno a questo centro gravitava la famosa Via della Seta, che contribuì alla fioritura economica della stessa cittadella. Anche Tamerlano pose gli occhi su Samarcanda, tanto che la trasformò nella capitale del suo regno, generando numerosi cambiamenti estetici e strutturali. Con l’invasione del paese da parte della Persia nel XVIII secolo e il susseguirsi di scelte politiche diverse.

Altre tre madrasa riempiono il centro, oltre l’osservatorio di Ulugh Beg. Quest’ultimo fu sultano e nipote del Tamerlano e, con la costruzione  dell’osservatorio, fu capace di giungere a nuove scoperte scientifiche, come quella delle tavole astronomiche di Zij-I Sultani. Inoltre, egli stabilì il periodo dell’anno in 365 giorni e il valore dell’inclinazione assiale terrestre (ancora attualmente valido).

Bukhara and Khiva

Non perdetevi questi altri due gioielli. La Madrasa Kukeldash a Bukhara è la più grande dell’Asia Centrale. Certamente, ci sono moltissime madrase nel territorio, ma se volete gustare questa cultura in modo originale, allora dovete frequentare i mercati locali.

 

Khiva invece è una piccola fortezza, anch’essa posta sulla Via della Seta. Il suo mercato principale fu quello, purtroppo, degli schiavi, che continuò fino al XVII secolo. Si dice che Khiva fu fondata da Sam, uno dei figli di Noé. Caratterizzata da romantici tramonti, Khiva, insieme a Bukhara, fa anch’essa parte della lista  dei siti del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

MP

 

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