Una domenica a Bologna

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Una domenica di settembre decido di prendere il treno e andare a Bologna, senza la volontà di visitare i classici siti turistici, ma bensì di incontrarmi con amici per un aperitivo, girare per negozi e affidarmi alla loro guida creativa. E non potevo immaginare di scoprire così tanta bellezza in un solo pomeriggio.

Dopo una breve passeggiata dalla stazione al centro città, ci siamo soffermati in Piazza Santo Stefano dove, in quel frangente, era stata allestita un’installazione intitolata “Pollution 2018”, creata dall’architetto Mario Cucinella e che rappresentava un piccolo bosco fatto con alberi reali. L’opera era stata posta davanti alla Basilica di Santo Stefano Maggiore e occupava l’area in modo naturale e armonioso, senza intralciare il cammino delle persone che attraversavano la piazza. Ciò era possibile grazie ad una speciale pedana e alle pareti che sostenevano gli alberi e formavano delle specie di gradinate dove turisti e locali si sedevano per riposare, chiacchierare o godersi gli ultimi scampoli di sole settembrino in mezzo a un po’ di verde.

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Piazza Santo Stefano

Dopo il relax in piazza e una pizza per pranzo, mi viene suggerito di far visita alla Chiesa di Santa Maria della Vita, molto conosciuta per il suo straordinario Compianto al suo interno. La chiesa fu fondata nel 1260 da Raniero Barcobini Fasani, fondatore della Confraternita dei Battuti Bianchi che istituirono un ospedale, un oratorio e un Santuario. Ora appartiene all’U.S.L. di Bologna e fa parte del percorso museale Genus Bononiae. Musei nella Città.

La chiesa appartiene allo stile barocco e al momento della visita una mostra era in corso sul tema del cammino, sia spirituale che fisico. In questo senso, simbolo emblematico è l’agglomerato di scarpe verdi che invade la scalinata che porta all’altare.

     Interno della Chiesa della Vita

L’attenzione per la mostra e le architetture però, viene distolta in un battibaleno dall’eccezionale Compianto sul Cristo Morto realizzato da Niccolò dell’Arca nel 1463.
Questo gruppo scultoreo trasmette un’intensa drammaticità, oltre a suscitare una forte empatia da parte dello spettatore, tanto che si cade letteralmente in estasi dall’espressività sprigionata dai personaggi protagonisti della scena.

Compianto sul Cristo Morto

Ma chi sono questi personaggi? Da sinistra si vede un uomo, inginocchiato, conosciuto come Giuseppe d’Arimatea, con martello e tenaglia, che depositerà il corpo di Cristo nella sua tomba. Proseguendo in ordine successivo, troviamo Maria di Giuseppe (madre di San Giovanni l’Evangelista), la Madonna e San Giovanni. Seppur nel dolore immortalato da queste figure già descritte, ciò che colpisce immensamente sono la teatrale disperazione e sofferenza espresse dalle due discepole più vicine al Cristo, ovvero Maria di Cleofa e Maria Maddalena, che riversano all’esterno, urlanti, tutto il loro tormento per la perdita del carissimo maestro di vita.

Oratorio e Funerali della Vergine

Un altro capolavoro degno di nota si trova nell’Oratorio della Confraternita dei Battuti, luogo in cui i confratelli si riunivano per le loro riunioni religiose e riti penitenziali. Progettato nel Quattrocento, l’oratorio venne ricostruito nel corso del 1600, che ne influenzò lo stile barocco, con decorazioni dorate in stucchi e rilievi. Tra le bellissime tele del soffitto dedicate alla Madonna e la pala d’altare eseguita da Francesco Bezzi nel 1564, quello che colpisce anche in questo spazio è la scena di un episodio dei Funerali della Vergine, opera cinquecentesca anch’essa recuperata dal primo oratorio quattrocentesco e ricollocata nella nicchia posta di fronte alla pala d’altare.

        Episodio de I Funerali della Vergine

Il gruppo scultoreo è composto da 15 figure in terracotta poco più grandi del naturale eseguite da Alfonso Lombardi tra il 1519 e il 1522. Anche in quest’opera la plasticità delle figure dona dinamismo, armonia e dialogo tra esse e ne accentua i propri caratteri espressivi.

Oltre a quest’opera, notevoli sono i decori e lo sfarzo delle pareti, del soffitto e delle nicchie dove sono collocati i santi patroni di Bologna, in particolare del più importante: San Petronio, riconoscibile dal modellino della città felsina ai suoi piedi.

          Statua di San Petronio

 

                                                       


Palazzo Fava e la mostra di Sergio Vacchi

Dopo il tuffo nel passato nell’arte barocca con contaminazioni quattro e cinquecentesche, ci siamo spostati a Palazzo Fava, dove è stata allestita una mostra dedicata all’artista Sergio Vacchi.

Il palazzo è un esempio di stile rinascimentale, terminato nel 1580 per ordine dell’omonima famiglia e con affreschi commissionati a Ludovico, Annibale e Agostino Carracci. Diversi cambiamenti investirono l’edificio durante il 1700, a seguito di rinnovamenti dettati dalla moda neoclassica dell’epoca. Pertanto alcune scene e decorazioni, soffitti e arredamenti come caminetti vennero eliminati. Una volta estinta la dinastia dei Fava, il palazzo fu annesso al vicino Palazzo Ghisilieri e passato poi sotto diverse proprietà finchè fu abbandonato per 15 anni. Nel 2005 però viene acquistato dalla Fondazione CarisBo di Bologna, che lo restaura e lo presenta come Palazzo delle Esposizioni.

Interno di Palazzo Fava

La mostra di Sergio Vacchi si intitola Mondi Paralleli e riflette l’interesse dell’artista stesso verso un Universo  visionario, onirico e l’interconnessione tra le correnti d’arte dell’Espressionismo, Surrealismo e Post-Cubismo.

Vacchi nasce a Castenaso, nella provincia bolognese, nel 1925, inizia la sua carriera artistica nel 1946 e muore nel 2016  vicino a Siena, dove ha sede la Fondazione che porta il suo nome e dove è sepolto nel parco della stessa proprietà.

La sua ricerca si focalizza nell’amalgamare nei suoi dipinti i diversi linguaggi del cinema, della letteratura e del fumetto affinchè si venga a sviluppare e a rafforzare la nuova corrente artistica da lui creata.

 

 

 

 

 

 

 

Ritratto di Greta Garbo

La mostra si svolge in due piani dei palazzi ed è suddivisa in due temi: al piano nobile è presente la serie dei Grandi Cicli, tra un affresco di un Carracci e un altro; mentre al primo piano è stata allestita una vera e propria galleria di ritratti e autoritratti, in cui si possono riconoscere volti di altri artisti ed intellettuali legati al Maestro per stima ed amicizia, come Greta Garbo, Otto Dix, Francis Bacon e molti altri.

L’esibizione è aperta fino al 25 Novembre 2018.

MP

 

 

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