Palinsesti, la rassegna contemporanea di San Vito al Tagliamento

Si è conclusa Domenica 19 gennaio Palinsesti, l’annuale rassegna d’arte contemporanea che vede protagonista la città di San Vito al Tagliamento. Organizzata in diversi luoghi cittadini, essa si contraddistingue maggiormente per l’edizione di Premio in Sesto, curato presso le antiche carceri cittadine e che vede sfidarsi tre artisti provenienti da tre regioni diverse (Italia, Austria e Slovenia per il 2019). Le opere da presentare sono o un’installazione o una scultura, che a loro volta vengono poi votate dai visitatori. Il vincitore di ogni edizione sarà poi premiato con l’esposizione permanente dell’opera vincitrice in punti culturalmente e storicamente importanti della città.

Le carceri sono state un edificio simbolo della dominazione asburgica, poi transitate nel Regno d’Italia per finire in ultima istanza ad essere proprietà del Comune dal 1829. Di architettura classica, con pareti a bugnato, esse sono divise in quattro stanze al pianterreno e in altrettante al piano superiore. Nell’edificio erano soliti convivere detenuti con eventuale nucleo familiare e il custode. La convivenza non era di certo facile, data l’angustia degli spazi e l’insalubrità dell’ambiente. Ciò che però rende interessante questi ambienti, sono le rappresentazioni grafiche e dipinte lasciate impresse proprio dai detenuti, che esprimevano i propri sogni, desideri, ricordi e fatti veramente accaduti attraverso la loro creatività. Così si scorgono imbarcazioni, gendarmi, chiese, locomotive, un orologio con due mori, personaggi e oggetti religiosi e decorazioni architettoniche, che fungono anche da ottimi sfondi alle innumerevoli installazioni che annualmente trovano temporanea collocazione nelle sale carcerarie.

La prima artista presentata è stata l’austriaca Marlene Hausegger, con l’opera Distant Rivers, ispirata ai disegni delle imbarcazioni alle pareti delle prigioni.  La scultura è composta da remi  di canoa colorati su un prato verde, ma che idealmente, animeranno la scultura e le daranno dinamicità non appena essi saranno spostati dal vento e cambieranno colore in base alle diverse angolature che assumeranno. Da ciò viene confermata l’idea della forza, del mutamento di una forma e della pervasività del tempo su di essa che pur  modificandola nella funzione, non la scalfisce dal punto di vista strutturale. Questa visione è importante poiché viene applicata soprattutto alla condizione dell’essere umano.

Elisa Caldana invece ha proposto la scultura Monumento alle Vie Inesistenti, in cui vengono rappresentate 211 vie inesistenti in un’unica strada con i loro nomi incisi sopra. Queste strade vengono nominate da diverse amministrazioni pubbliche per aiutare i senzatetto a trovare un’identità e una residenza affinché possano reclamare i loro diritti fondamentali, come il diritto al voto e il diritto alle cure mediche. “Anche San Vito ha la sua strada fittizia, si chiama Via del Girovagare  e il nome verrà inserito nel monumento”.

Il terzo nome in gara è stato quello dello sloveno IṦtvan iṦt Huzjan con Time Machine, scultura raffigurante un semicerchio che, data la lega lucida dorata, al primo sguardo rasenta una luminosità tale da farlo sembrare un sole. Questo però diventa uno specchio man mano che ci si avvicina ad esso e anche qui viene evidenziato il concetto  del tempo, con cui l’individuo deve confrontarsi come accadde ai fenomeni naturali e pertanto, il collegamento con il fiume e la cittadina Sanvitese non può sottrarsi a questo fenomeno, che viene traslato in questa rappresentazione.

Personalmente, la mia mente si è sintonizzata nelle corde dell’opera di Caldana, la quale poi effettivamente si è rivelata la vincitrice del premio.

Al piano superiore del complesso, nelle altre stanze erano esposte altre opere “fuori concorso” di questi artisti, o meglio, i loro studi e video sulla propria ricerca artistica. Particolarmente interessante e degna di nota ( peccato non fosse in concorso) è stata Exhausted Sunset, scultura creata con tubi di scarico colorati e assemblati in modo tale da formare un tramonto. Il collegamento con l’attuale emergenza climatica data dall’inquinamento fa sì che questa installazione, oltre ad essere meravigliosa, si riconnetta all’affermazione che “le città più inquinate  hanno i tramonti più belli”. Completa l’opera una patata che tappa letteralmente il tubo così creato, così che le persone smettano di guidare le auto e quindi di inquinare.

La rassegna poi continua al Castello cittadino, fortezza edificata già prima del XIII secolo data l’ufficiale presenza in documenti risalenti al 1249, il quale vanta illustri e nobili abitanti e importanti vicende storiche accadute tra le sue mura. L’edificio infatti è stato sede del primo Palazzo Patriarcale del Friuli dove si tenevano le assemblee dell’antico Parlamento friulano tra il XII e il XIV secolo, nonché residenza della famiglia Altan e di Antonio II, vescovo di Urbino e nunzio apostolico. Queste due ultime presenze sono state fondamentali poiché grazie a loro è possibile ammirare gli affreschi ora recuperati dalla minuziosa opera di ristrutturazione e che sono paragonabili a quelli delle migliori decorazioni di casate e corti europee di quei secoli. Pertanto, sui tre piani del complesso, si possono ammirare leggende cavalleresche come quella di Tristano e Isotta e rappresentazioni di episodi riguardanti Costanza d’Altavilla e delle Sibille.

In questi spazi è stata allestita la mostra Tu che mi guardi, collettiva di opere di Letizia Scarpello, Anna Pontel e Julia Schuster che indagano lo stato d’emancipazione femminile dei giorni nostri. Dunque, l’indagine della mostra si concentra sulle immagini, sui social network, il mondo della comunicazione e dei mass media, cercando in questo mondo di far fluire tali concetti nelle più profonde ricerche antropologiche e sociologiche.

Le opere più coinvolgenti sono state quelle di Anna Pontel, presente con Madre, installazione metallica di tubi e snodi idraulici e di Julia Schuster con la sua Cycle, opera in ceramica composta da ventotto vasi in argilla  posti su mezze sfere che alludono alle fasi lunari e quindi allo stato della femminilità più pura in assoluto.

Collegata alla rassegna, in quanto volta a dare risalto alla ricerca d’arte contemporanea, vi è la collezione permanente Punto Fermo, sita nell’ex essiccatoio della cittadina, luogo simbolo dell’archeologia industriale tessile, riconvertito a spazio per i giovani, ad uffici comunali e luogo di arte e socialità. Ogni anno viene scelto un artista presente nella collezione da mettere in evidenza e quest’anno la scelta è caduta su Lorenzo Missoni, che propone l’opera site specific  Quello che resta è l’indifferenza, pensata appositamente per Palinsesti 2019 e raffigurante cinquanta uccelli modellati in carta cartapesta, nastro e carta di giornale nello stato di rigor mortis. Questa rappresentazione mette in primo piano la privazione della condizione di libertà, accentuata anche dalle finestre chiuse ed oscurate da articoli di giornale che riportano le storie dell’indifferenza e della paura verso l’altro che caratterizzano l’attualità della nostra epoca.

Lo scorso anno, l’opera vincitrice è stata la magnifica opera di Nataša Sienčnik, How to draw a border in the sky, in cui viene rappresentato il tema della migrazione attraverso la costruzione delle sette candide casette per uccellini su cui si focalizza l’analogia tra la migrazione animale e quella umana. Il pensiero richiama a quello di Lorenzo Missoni, che ha anch’esso utilizzato la forma degli uccelli per condividere la stessa visione.

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«Il cielo non ha frontiere e noi invitiamo gli uccelli a visitare i nostri giardini perfetti, offrendo loro rifugio e cibo. Queste creature sono più che benvenute a restare, diversamente da altre che attraversano il Mar Mediterraneo. Promesse di una terra migliore sono presto infrante quando all’immaginazione utopica si sovrappone la realtà». – Nataša Sienčnik . . . L’opera "How to draw a border in the sky" è stata pensato per il giardino retrostante la Chiesa di Santa Maria dei Battuti, nei secoli luogo di transito ed accoglienza. La scultura è costituita da un insieme di sette casette bianche, idilliaci rifugi per uccellini, tutte diverse l’una dall’altra. Creando un’analogia tra i flussi migratori delle persone e le traiettorie dei volatili nel cielo, Nataša Sienčnik affronta i temi della migrazione e del confine. Ogni casetta, infatti, è solo apparentemente un ricovero accogliente. Una porticina può in qualsiasi momento essere chiusa dal visitatore, trasformando di fatto la struttura in gabbia in cui è precluso l’accesso o l’uscita. . . . Nataša Sienčnik, How to draw a border in the sky, 2018 PREMIO IN SESTO 2018 a cura di Michela Lupieri Commissione interna Antico Ospedale dei Battuti . . #artecontemporanea #contemporaryart #installation #ingressolibero #scultura #sculpture #sanvito #igerspn #igersud #igersfvg #igersitalia #patrimoniofvg #culturavivafvg #installation #whereartthou #visualart #artproject #artgallery #artcollection #artphoto #artistoftheday #workofart #pieceofart #dailyart

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MP

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