Museo Casa Cavazzini

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In questo pezzo vi parlo della mia visita al Museo di Arte Moderna e Contemporanea Casa Cavazzini di Udine. Un “sopralluogo” eseguito con gli occhi da futura e speranzosa registrar o professionista nel campo dell’arte. Tuttavia, il mio animo da fruitrice e visitatrice non è rimasto assolutamente indifferente a tale sorprendente patrimonio artistico e sconosciuto ai più.

Storia

Il Museo nasce come casa cinquecentesca e, fin dai primi anni del ‘900, come sede del negozio e appartamento privato del mercante di stoffe Dante Cavazzini. Alla morte del commerciante la casa viene donata al comune di Udine e ristrutturata nel 2012 dall’architetta Gae Aulenti. Così, 3500 metri quadrati di arte straordinaria occupano i tre piani che il visitatore si trova a percorrere oggidì.

Io ci sono andata di venerdì, sicura di poter trovare pochi visitatori e avere un raggio di azione più ampio per documentare e studiare l’esposizione. Premetto che il personale è gentilissimo e preparatissimo; se aveste qualche domanda sulla storia o sulle collezioni, non abbiate paura a chiedere loro informzioni! Il personale di guardiania riveste un ruolo molto importante e la loro formazione non è da sottovalutare, quindi diamo loro il giusto riconoscimento!
Di seguito trovate una descrizione generale: si, perché dovete andare assolutamente a visitare le collezioni con i vostri occhi!

Spazi espositivi

Il piano terra è adibito alle mostre temporanee. Io ho ammirato Paradoxa, mostra  sul tema dell’oscurità attraverso opere di tre artisti cinesi, presenti con stampe a getto d’inchiostro, dipinti, immagini digitali e video. i locali espositivi sono davvero suggestivi, come la sala con struttura ad arcate gotiche. In generale lo spazio  è ampio, capiente e ben fruibile,  tant’ è che nella sala attigua vi è predisposta una sala conferenze ed eventi, a mio avviso fondamentale in tutti i musei.

Ciò che comunque non può sfuggire all’inizio del percorso è l’opera di Mirko Basaldella raffigurante il modello della cancellata del Mausoleo delle Fosse Ardeatine. La realizzazione e il significato di questo capovaloro sono volti al ricordo di questo terribile pezzo della nostra storia. Particolarmente interessante, poi, è l’installazione di Marotta e Russo sulla parete opposta. Si tratta di venti parole frequentemente usate nella letteratura dell’arte realizzate in PVC e “appese” alla parete. L’effetto è sicuramente emozionante e potete approfondire il concetto espositivo leggendo le didascalie dettagliate. Ad ogni modo, non vi può sfuggire per nulla al mondo la cisterna alla veneziana del XVI secolo affiorata durante i lavori di ristrutturazione. Questa commistione tra antico e moderno mi ha particolarmente colpita: è una premessa più che positiva alla buona presentazione dell’Istituzione!

Collezioni

Al primo piano vi imbatterete nella collezione di Arte Moderna di Antonio Marangoni, con opere datate tra l’800 e il 1915 (rif. didascalia). Anche qui troverete delle sale con le finestre chiuse e un’illuminazione artificialmente diffusa, per poi passare a stanze in cui la luce naturale entra dalle finestre, che devono essere sempre chiuse per rispettare un’ottimale stato di conservazione.

Sempre sullo stesso piano è presente una sezione dedicata ai fratelli Basaldella (Mirko, Afro e Dino). Per loro sono state allestitie due stanze brillantemente affrescate e con sculture intensamente illuminate.  Accanto ai Basaldella ci sono sculture di artisti “minori”, come Luigi de Paoli, Alberto Viani e Nino Perizi.

Un’ottima predisposizione  l’abbiamo, a mio parere, con la sezione dedicata alle opere di Mirko Basaldella, in cui sono presenti significative sculure:

  • Trofeo in ocra e bianco, in legno,
  • Il rostro in legno di mogano,
  • la Chimera in bronzo
  • la Chimera urlante, in cemento (quest’ultima molto carica di pathos)

Nella stanza contigua, altre opere dei fratelli Afro e Dino danno lustro all’ambiente. Da non perdere quindi ulteriori sculture, tempere e il bozzetto preparatorio per la cancellata del Mausoleo delle Fosse Ardeatine, questo sempre di Mirko Basaldella.

Usciti da quest’area, troviamo i locali dell’appartamento in cui viveva Dante Cavazzini e ristrutturati da Ermes Midena, con gli affreschi commissionati ad Afro Basaldella, gli arredi e i decori ancora integri. Qui sono esposte opere riconducibili alla fine degli anni ‘30 del Novecento, che terminano in una saletta dedicata ad artisti dell’avanguardia friulana e loro amici-colleghi. Uno di essi, Arturo Martini, e’ presente con la sua Chimera in grès.

Secondo piano

Al secondo piano si può ammirare la collezione donata dagli Astaldi, coppia di intellettuali e imprenditori attivi nel panorama culturale del secolo scorso. Non sottovalutate un particolare: la signora era originaria di Tricesimo, a pochi chilometri da Udine. E’ grazie a questo legame se oggi questo museo può custodire questo inestimabile patrimonio. La collezione annovera più di centonovanta opere, iniziando dalle grafiche firmate da:

  • Alberto Savinio
  • Filippo de Pisis,
  • Renato Guttuso,
  • Antoniett Raphael,
  • Mario Mafai
  • Anton Zoran Music

Fino alle realizzazioni di:

  • Carlo Carrà,
  • Giorgio de Chirico,
  • Gino Severini,
  • Massimo Campiglio,
  • Marc Chagall,
  • Pablo Picasso,
  • Franco Gentilini (i cui olii mi hanno a dir poco incuriosita),
  • George Braque,
  • Arturo Martini

e molti altri.

Di alcuni molto interessanti sono le tecniche utilizzate nella produzione di  alcuni quadri (olio e sabbia su tela, nel caso di Gentilini) e le litografie a colori di Picasso e Bracque.

Nel momento in cui scrivo la temporanea sui primi lavori di Mattotti è già terminata, ma se avete occasione di sentire questo nome riecheggiare in mostre o eventi vicino alle vostre località, fateci un salto perché è qualcosa di magico. La retrospettiva è utile per capire quanto lavoro e organizzazione ci siano dietro la produzione di questi fumetti e disegni a pastello e china.

L’ultima area del percorso museale è riservata alla collezione FriAM ( Friuli Art Movement), nata nel 1976 dopo il terremoto avvenuto nella regione dell’alto Friuli. Il progetto coinvolse centinaio di artisti  statunitensi, che donarono a Udine, complessivamente, 113 opere. Straordinari sono per esempio:

  • Orizzontale a 4 colori, serigrafia di Sol Le Witt
  • Senza titolo di Frank Stella,
  • Le tele di Elaine e Willem De Kooning
  • Giugno in gennaio, acrilico di William N. Copley

William Copley

Ricordo che, come spiegato nel sito di Udine Cultura, le opere della collezione permanente  ruotano in base al tema dell’esposizione, un bell’espediente per tenere costante l’interesse e per far riposare, conservare e restaurare le opere.

MP

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