Il light project di Nanda Vigo a Milano

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La mia recensione sulla mostra a Milano

Non perdetevi la straordinaria mostra gratuita di Nanda Vigo e il suo light project a Palazzo Reale a Milano e curata da Marco Meneguzzo. Camminando tra le maestose e ampie stanze di questo neoclassico palazzo, mentre state ammirando la sontuosità degli arazzi e delle decorazioni dello stesso, non potete non fare caso alla luce neon bluette che attira l’attenzione come una sirena fa con il suo canto ai marinai.

Nella stanza iniziale della mostra troverete un’enorme installazione intitolata Arch/arcology datata 2018 e composta da figure geometriche rivestite in alcantara, che a loro volta creano, all’interno di questo parallelepipedo, una complessa composizione armoniosa delle forme.
Questa scultura dà letteralmente forma al concetto di fluidità delle luci e delle forme in un ambiente antropico, frequentato dalle persone.

Nanda Vigo, classe 1936, nata a Milano, è un architetto e designer poliedrica che porta nelle sue opere un “rapporto interdisciplinare tra arte, design, architettura e ambiente”. Fa parte del gruppo ZERO e ha collaborato con artisti come Gio Ponti e Lucio Fontana. La sua ricerca si basa sulla luce, la trasparenza, l’immaterialità che costituiscono l’opera e l’ambiente, che vengono concretizzati nella realizzazione dei famosi cronotopi

Fondamentalmente, nelle opere esposte viene ripresa la teoria dello spaziotempo descritta sia in fisica sia in filosofia. Qui quindi, queste dimensioni sono riprodotte sotto la forza e la delicatezza della luce. Nelle installazioni successive è possibile trovare luce pulsata che si riflette su una superficie cilindrica metallica come se un sole scuro diffondesse il suo bagliore, mostrando la sua innata presenza e potenza all’umanità.

Così, queste realtà continuano all’interno, con i cosiddetti ambienti cronotopi e vetri industriali tagliati e inclinati racchiusi in cornici di metallo, talvolta illuminati dalle luci al neon, che rappresentano la spiritualità dell’arte e un’inusuale percezione della realtà. Inoltre, i deep spaces appesi alle pareti  somigliano a spazi intergalattici e buchi neri. Sicuramente il progetto curatoriale è molto suggestivo ed emozionante e non nego che ho trovato queste opere vicine a quelle di Kandinsky per la ricerca sulla spiritualità dell’arte.

C’è inoltre un particolare totem completamente incendiato dalla luce e sulla cui superficie aranciata sono installate figure geometriche. L’osservazione di quest’opera appare di notevole fascino ed è interessante analizzarla per l’esperienza extra-trascendentale che essa sta a significare affinché si raggiunga euritmia universale. La medesima sensazione contemplativa e in comunione con il cosmo può essere decifrata nell’ultimo site-specific, formato da specchi tagliati disposti quasi come le rocce preistoriche di Stonehenge, che destabilizza l’ordine statico dell’ambiente e la mente dello stesso visitatore, il quale si ritrova di nuovo a entrare in sintonia con l’opera e l’etere che lo circondano.

Sicuramente, questa stimolante mostra ci lascia con grandi riflessioni, desti e nuovamente consci dell’interconnessione presente tra vita, natura e universo e che troppo spesso rimane sopita in noi.
Aperta fino al 29 Settembre!

MP

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