DREAM. L’arte incontra i sogni

Un pomeriggio al Chiostro del Bramante

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Girovagando come al mio solito per fiere e mostre d’arte, non posso non suggerirvi di andare a visitare, entro il 5 maggio 2019 Dream – l’arte incontra I sogni, una meravigliosa, quasi surrealista collettiva di opere d’arte che dialogano con i nostri sogni. Se capitate a Roma, quindi, fermatevi al Chiostro del Bramante, struttura rinascimentale progettata dal grande architetto che le dà il nome a partire dal 1444. Il percorso espositivo si snoda attraverso artefatti che riflettono un sogno, una poesia o un’illusione facenti parte del nostro inconscio quotidiano e raccontati attraverso le voci di noti attori professionisti. Tutto a cura di Danilo Eccher.

L’itinerario inizia nel cortile del Chiostro, dove si collocano due busti dell’artista Jaume Plensa, Laura Asia and Chloe’s World V protette a loro volta da un’altra installazione, somigliante ad un albero che con i suoi rami sembra avvolgere il tetto del chiostro. L’effetto di tale rappresentazione è un mix di sfumature che oscillano dal bianco al viola, che si amalgamano perfettamente alla geometria delle colonne, del porticato e delle arcate, regalando allo spettatore un perfetto senso evocativo.

Nelle prime due sale espositive si trovano un’opera di Bill Viola – qui con un video di una donna sott’acqua – Mario Merz con il suo caratteristico igloo posto in un angolo avvolto dall’oscurità e una serie di oggetti e installazioni volte a riconnettersi con i ricordi del sognatore.

Le più interessanti in questo spazio sono:

  • l’albero sospeso di Henrik Hakansson, che indaga la relazione esistente tra tempo, illusione, protezione e la propensione verso il Divino;
  • le camicie di seta di Doris Salcedo, cucite con dodicimila aghi che rappresentano a loro volta le ferite dell’anima che diventano esse stesse un inno alla resilienza e alla luminosità della rinascita. Nonostante le sofferenze e la frustrazione esse ci indicano di considerare sempre il presente come una visione di speranza;
  • le sculture scavate in alabastro create dal famoso artista Anish Kapoor. I significati di queste opere sono molteplici: questo tipo di roccia, infatti, descrive il concetto dell’infinito e dell’effluvio spirituale che sale in superficie dalle sezioni circolari, anch’esse sinonimo di eternità. Inoltre, il colore specifico del rosso si riferisce all’incessante flusso di sentimenti e ad un benevolo auspicio per le novella spose di fede induista. Oltre a ciò, l’uso di questo particolare marmo non è da considerarsi casuale: esso simbolizza contemporaneamente sia il pentimento e il perdono, sia la serenità e la brillante conquista dell’individuo.

L’apice di questo viaggio fantastico però, lo si ha davanti alla magnifica installazione Light is Time dell’architetto giapponese Tsuyoshu Tane. Questo lavoro site-specific rappresenta una cascata di pioggia resa solida dalle sessantacinquemila placche dorate che regalano un’atmosfera di totale stupore e meraviglia nello spazio illusionisticamente ampliato dallo stesso luccichio delle piccole pietruzze. Quest’opera esorta il sognatore ad intraprendere nuove avventure all’insegna del significato purificatore e propizio che questa pioggia porta con sé. Pertanto, il risultato è straordinario, in grado di incantare il pubblico e segnando un punto di svolta nella mostra. Questo perché per avanzare nella scoperta del magico lo spettatore deve attraversare questa tempesta scintillante, bloccata nel tempo e nello spazio.

Da qui appare un altro ambiente, ovvero la rappresentazione di una caverna dell’artista Alexandra Kehayoglou che ha realizzato l’opera ricoprendo le scale con enormi tappeti e tessuti che rappresentano i paesaggi della Patagonia. La scala di colori cambia dalle iniziali sfumature fredde delle pietre a quelle più calde di una lussureggiante vegetazione e indica i tempi che cambiano nella nostra vita. Alla fine di questo interno rivestito, si arriva al primo piano, in cui il visitatore viene catapultato in una dimensione vertiginosa che ingrandisce ancora di più il senso di distorsione e illusione. Questa realtà è realizzata dall’artista austriaco Peter Kogler, che mira ad illustrare il significato che la vita moderna assume oggigiorno, la quale, seppur dividendosi tra alienazione e un sovraccarico di interconnessioni, resta ancora e per ora interessante. Personalmente, la mia sensazione è stata quella, a volte, di essere inseguita da un enorme e infinito serpente che non vede l’ora di intrappolare la sua preda e altre volte quella di essere su un set di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Da qui si aprono altri temi nelle tre stanze presenti al primo piano:

  • il soggetto della maschera e del sogno che viene ricreato da Luigi Ontani nella replica di un’intera stanza, con l’intento di coniugare il tema delle maschere sociali con il proprio io;
  • i numeri di Tatsuo Miyama realizzati da luci neon blu fissati al soffitto che rappresentano le sequenze numeriche che tutti noi sogniamo;
  • il colore correlato ai sogni negli otto pannelli dipinti nelle quattro tonalità che ricalcano la dimensione spirituale: il rosa carnale, l’azzurro calmo del mare, il grigio del compromesso che invita a non dipingere la vita né troppo di bianco né troppo di nero e il bianco che simboleggia l’origine di ogni cosa. I colori sono importanti per le nostre emozioni e offrono notevoli risposte ai nostri sogni;
  • la luce magistralmente espressa nel lavoro di James Turrell, poiché convoglia potenza ed intensità ai sogni, così come anche equilibrate associazioni tra di essi. In Sensitive Thought il visitatore viene rapito da questa combinazione di luci che raffigurano l’alba, il tramonto e la notte finché egli non entra completamente nel sogno dell’artista e inizia a vivere l’esperienza in prima persona.

A questo punto la mostra termina e per raggiungere l’uscita è necessario attraversare un corridoio dove un inaspettato strobo travolge il visitatore con i suoi raggi argentati.

Un interessante e curioso spazio si può trovare presso il book shop, dove, dalla guida di una gigantesca scritta intitolata Dreamers, si snoda una coltre di colorati post-it in cui ogni sognatore ha lasciato un commento o più su ciò che sogna per la sua vita e per il futuro. L’effetto è molto particolare e testimonia quanto la mostra sia coinvolgente. Una volta usciti in terrazzo, la vista della prima installazione collocata nel cortile interno è di un impatto unico, sia per i colori sia per le combinazioni geometriche che manifesta.

Divertitevi anche voi a scoprirla!

MP

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