Azerbaijan Pavilion @ Venezia Biennale

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Durante la Biennale di Venezia,  oltre all’esposizione principale, ve ne sono altre che rientrano all’interno degli eventi collaterali o nei Padiglioni Nazionali ospitati nei vari palazzi della città.

C’è chi magari lo sa e pianifica apposta una visita o chi si imbatte in queste mostre per caso. Io, per esempio, mi trovavo in Campo Santo Stefano e per cercare rifugio dalla calura sono entrata a Palazzo Lezze. Qui, l’Azerbaijan ha allestito il proprio padiglione con una temporanea dal titolo UNDER ONE SUNThe Art of Living Together, che propone di rimettere in luce gli antichi valori di convivenza e umanità che legano i popoli. Le opere presenti sono frutto della mente di due splendidi artisti: Elvin Nabizade e Hypnotica.

Palazzo Lezze si trova in Campo Santo Stefano, la grande piazza che si snoda appena dopo il Ponte dell’Accademia; procedendo in direzione Rialto, troverete l’edificio alla vostra sinistra.

Nella prima stanza, che altro non è che la sala d’entrata, degli ologrammi sono proiettati alle pareti e rappresentano cittadini Azeri intervistati sulla loro cultura, la storia e il lavoro all’interno del Paese. Questi ologrammi creano un collage video in costante movimento su entrambe le pareti, in modo da avere sotto agli occhi decine e decine di visi diversi e sentire mille voci ed intonazioni differenti.

L’effetto può sembrare disturbante al momento, ma una volta terminata la mostra e compresi i concetti delle opere, capirete che tutto ciò è stato infallibilmente studiato per dare enfasi alla cultura di questa meravigliosa gente.

Prima di continuare, inserisco una breve nota sul Paese. L’Azerbaijan, con capitale Baku, è una Repubblica dell’Asia Centrale che confina con la Russia, la Georgia, l’Armenia, l’Iran e il Mar Caspio. Degna di nota è la sua laicità, che lo rende un riuscito amalgama di culture e tradizioni. Anche se la religione musulmana è diffusa nel 96% della popolazione, non mancano comunità di religione ebraica, cattolica ed ortodossa, che contribuiscono alla salvaguardia del patrimonio intellettuale e culturale nazionale.

Al primo piano vi comparirà una gigantesca installazione a forma di arco, che indica la traiettoria percorsa dal sole dall’alba al tramonto. L’opera è stata creata da Elvin Nabizade e composta da 44 saz. Il saz è uno strumento tipico usato dagli Azeri secoli fa nelle danze per allietare le feste dei cittadini.

I musicisti che lo suonavano sono conosciuti come Ashiq, che incarnano perfettamente la figura del menestrello. A completare l’installazione vi sono le note e le intonazioni suonate dai saz.  La performance così ottenuta suscita molto interesse e approvazione, tanto che è difficile staccarsene, sia per la bellezza che assume vista da ogni prospettiva sia per il senso di tranquillità che essa trasmette.

Una seconda ed intrigante installazione occupa la stanza accanto. Si chiama Sphere ed è dello stesso autore Nabizade. Come suggerito dal nome, l’opera è composta da diversi strumenti musicali assemblati insieme che creano una forma sferica. Il solido cosi ottenuto  rappresenta l’unità delle popolazioni che vivono pacificamente nel paese.

Pertanto, la solidità data da questi strumenti interpreta perfettamente il coscienza dell’armonia che gli Azeri diffondono sia all’interno dei confini sia, speranzosamente, all’esterno.

Credo che questo tipo d’arte, con il signifcato profondo e i messaggi che vuole trasmettere, debba essere presa ad esempio dall’intera umanità affinché tutti si accettino nel miglior modo possibile e senza odio. Come ci dimostrano gli strumenti che, nella loro diversità, di forme e di note, raggiungono l’assoluta perfezione.

Una terza stanza riproduce i classici interni d’arredo di una casa azera. Il visitatore può sedersi e rilassarsi sui motivi geometrici e lineari caratteristici dei tessuti della Regione dell’Asia Centrale.

Vi è inoltre uno schermo con le interviste agli abitanti Azeri che raccontano della vita in montagna e nella nazione. I tappeti sono un elemento ricorrente nella cultura asiatica e piccoli tavolini rotondi in legno, assieme a lampade rilassanti e soffici cuscini, rendono l’esperienza carica di comfort.

Se si cerca un elemento più contemporaneo, nella sala oscura alla destra dell’opera con i saz, c’è una proiezione di una figura che cammina ininterrotamente, dell’artista Hypnotica. Questa grafica deambulante è il risultato di una serie di diversi alfabeti e codici studiati appositamente per generare una figura umana, in grado di muoversi seguendo una specifica musica e assumendo un proprio ritmo.


La mostra chiude il 26 Novembre. Per maggiori dettagli visitate il sito:

azerbaijanvenicebiennale.com

MP

 

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